giovedì 16 febbraio 2012

Patè di fegatini e funghi alla paprika con mele caramellate e pane di segale

Succede puntualmente il cinque di ogni mese.
Impossibile, almeno per me, cercare di immaginare o indovinare.
Possibile, invece, passare mentalmente in rassegna tutto il repertorio delle mie collaudate sostituzioni: e paziente aspetto il giorno in cui qualcuno proporrà uno stinco di maiale per chiedere se posso usarne al suo posto uno di cammello.
Ma la ricetta dell'MT Challenge di turno ormai non è più questione e affare solo mio, in casa arabafelice, per cui fin troppo facile mi è stato immaginare la gioia dell'augusto consorte nell'apprendere che finalmente avrei preparato un patè.
Come UN patè?
Gioia a metà, nel momento in cui ha capito che, a leggere bene le regole, volendo potevo pure tirarne fuori uno di scorpioni, tanto per dirne una.
Ma non fai quello di fegatini?
Sembra una domanda, ma giuro che mi è sembrata più una supplica.
Però è banale, dai.
Ma è una scusa: è che la sottoscritta non ne va matta, tutto qui.
Allora mettiamo una sfida nella sfida.
Hai voluto il patè di fegatini?
E che sia.
Ma ci infilo quello che mai e poi mai mangeresti, e ti dimostro che ti piace.
E secondo, devo trovare un modo da renderlo gradito anche al mio palato.
Mi viene in soccorso la mitica Martha Stewart e uno degli ultimi numeri della sua rivista Living: ci sono delle mele caramellate che lei abbina a dei formaggi.
Eureka.
Vedo la luce in fondo al tunnel.
Fegatini ne trovo pochi dal macellaio, che me li vende un po' dubbioso,  ma è avvezzo alle mie stranezze...
Unica, leggera difficoltà nel chiederglieli: ma ho appena scoperto di avere un futuro come mimo.
E mimare un fegatino non era poi così complicato :-)
Quindi cuocio, salto, sfumo, trito, affetto e caramello.
Ci faccio pure il pane, che il pensiero del crostino con quello arabo non mi entusiasma.
Credetemi, come l'ho addentato una rivelazione.
Come ci sta quel tocco di mela un po' dolce e un po' no è delizia che va provata, perchè le papille gustative vi parleranno una lingua che non vi stancherete di sentire.
Ah, si, amore, c'era la paprika.
Quello il profumo"diverso" che hai sentito.
Ma te l'avevo detto, no, che la lista completa degli ingredienti l'avresti letta solo qui ;-)

Si è capito, vero, che la ricetta va all'MT Challenge di questo mese, per il quale Bucci ha scritto un post esplicativo talmente chiaro e ricco che andrebbe stampato e attaccato al frigo.
La mia proposta svecchia un po' un grande classico con un abbinamento che non è poi suonato tanto azzardato.
Anzi ;-)



PATE' DI FEGATINI E FUNGHI ALLA PAPRIKA 
CON MELE CARAMELLATE E PANE DI SEGALE
( per 6 persone circa)

300 g di fegatini di pollo
300 g di funghi champignon
mezza cipolla bianca
uno spicchio d'aglio
un cucchiaino di paprika dolce
mezzo bicchiere di vino bianco
sale
60 g di burro

per le mele caramellate

una mela Granny Smith
burro
miele 
sale
pepe bianco
pane di segale, per accompagnare

Far sciogliere su fuoco medio un pezzetto di burro, e unirvi lo spicchio d'aglio e la cipolla tritata.
Aggiungere i fegatini e farli saltare a fuoco vivo.
Unire quindi i funghi a fettine e la paprika, sfumando poi con il vino.
Abbassare il fuoco, aggiungere un cucchiaino di sale e far andare per una decina di minuti, il liquido dovrà evaporare ma non completamente.
Far raffreddare completamente, quindi versare il tutto nel robot con le lame e frullare.
Con le lame in funzione aggiungere il burro, un pezzetto alla volta in modo da ottenere un composto omogeneo.
Aggiustare eventualmente di sale e mettere in frigo per almeno quattro ore, coperto con pellicola a contatto.
Per le mele caramellate, sbucciare ed affettare la mela a spicchi non troppo sottili..
Sciogliere poco burro in un padellino, unire le fettine di mela e farle saltare qualche minuto.
Unire poco miele e cuocere finchè saranno dorate.
Salarle e peparle.
Comporre quindi il crostino abbrustolendo leggermente una fetta di pane di segale, adagiandovi sopra un paio di fette di mela e quindi una cucchiaiata di patè.

NOTE:

- il patè si conserva perfettamente in frigo, coperto con pellicola a contatto, anche tre giorni.
In alternativa può essere surgelato.





lunedì 13 febbraio 2012

Biscotti friabili di mais, con il cuore

Problemi.
Grossi problemi.
Di comunicazione.
Ebbene si, come in tante coppie.
Però aspettate: non è che non ci parliamo.
E' tutto l'opposto.
Ci parliamo troppo.
E sempre.
Non vorrei darvi l'impressione di casa arabafelice dove non si facciano altro che chiacchiere, anzi.
Si fanno, come normale e dappertutto, tante altre cose.
Però ci si parla in mezzo, sopra, durante, o dopo.
Si leggono i libri, in santa pace, e poi arriva sempre il momento in cui assolutamente uno deve riportare un brano all'altra, o viceversa, e per le più svariate ragioni.
Si fanno i cruciverba nella stessa santa pace di cui sopra, e irresistibile la tentazione di sbirciare in quello del mio augusto consorte per quella definizione che so e che a lui non è ancora venuta in mente.
Si ascolta una canzone nuova, ed inevitabile che ci si guardi al primo ritornello per il commento di turno.
Si guardano le audizioni di XFactor USA ( e mi perdonerete se lo trovo molto, ma molto più coinvolgente della scialba versione nostrana?) e si passa il tempo a disquisire sui giudici, e se sia più accattivante l'inglesissimo e caustico accento di Simon Cowell o quello dell'americanissimo e compito L.A.Reid.
Peggio va quando l'irrestibile istinto a comunicare prende che siamo ciascuno nel suo bagno: va bene che sono confinanti, ma riuscire a parlarsi da sotto le docce è tecnica che ancora dobbiamo affinare: allo stato attuale, non si sente...
I telegiornali, impossibile tenere la bocca chiusa: volete che non si commentino i fatti del giorno, le navi affondate, gli zii Michele di cui è pieno il mondo, l'eroe del momento, la neve e la calura?
Ma siamo al limite.
Al punto di non ritorno.
I film.
E' che mentre li guardiamo non riusciamo a non intervenire, non interloquire, non stizzirci o non gioire.
A voce alta, si intende.
La tragedia è che ci perdiamo metà battute del film, a forza di parlarci sopra.
E benedetto il nuovo decoder Sky che permette di registrare, o li vedremmo si, ma ne sentiremmo la metà.
Lo so, non si fa letteratura con gli amori felici.
Dicono che sono noiosi.
Ma permettete che mi auguri di continuare ad annoiarmi così tutta la vita?


Biscotti che per San Valentino faranno il loro figurone, e cuocerli nell'unico Paese al mondo dove festeggiarlo è reato mi mette un brivido che mi fa diventare questa festa quasi simpatica...
Sono di un buono, ma di un buono che mi ha stupito: friabili come biscotti al burro ma croccantini e con una punta di rustico data dalla farina di mais.
Sono semplicissimi e molto divertenti da realizzare: scommetto che i vostri bambini faranno a gara per aiutarvi ad appiattirli con il bicchiere ;-)
E per qualche altra idea romantica date un'occhiata qui.



 BISCOTTI FRIABILI AL MAIS
( per circa 45 biscotti)
da Living di Martha Stewart

260 g di farina
85 g di farina di mais tipo fioretto
mezzo cucchiaino di sale
220 g di burro
90 g di zucchero semolato
un uovo grande
estratto di vaniglia
altro zucchero semolato, per rotolare i biscotti

per la glassa

circa 60g di zucchero a velo
coloranti per alimenti
poca acqua

Mischiare in una ciotola la farina, la farina di mais ed il sale.
Battere con le fruste elettriche ( o se avete la planetaria con la frusta a K) il burro con lo zucchero semolato per almeno cinque minuti di orologio, finchè bianco e montato.
Aggiungere quindi l'uovo intero con le fruste a velocità media e poco estratto di vaniglia.
Unire quindi a poco a poco il composto di farina, senza impastare, ma lavorando solo il minimo indispensabile perchè il tutto stia insieme ( sempre con la frusta a K se avete la planetaria, altrimenti lavorate usando una spatola o un cucchiaio, le mani invece il meno possibile)
Il composto sarà morbido, è così che deve essere quindi non aggiungete farina.
Metterlo in frigo 10 minuti.
Trascorsi i 10 minuti prelevare piccole porzioni di impasto e lavorarle brevemente tra i palmi ad ottenere delle palline di circa 3cm scarsi di diametro.
Rotolare ogni pallina in altro zucchero semolato e metterle nella teglia in cui verranno cotte, coperta con carta forno.



Ora usando un bicchiere ed un quadratino di carta forno appiattire ogni pallina in un cerchio.
Lo spessore deve rimanere di circa mezzo cm abbondante, non meno.



Incidere quindi un cuore usando uno stampino, o in mancanza inciderlo a mano libera usando un coltellino appuntito.
Mi raccomando non arrivare fino in fondo; l'incisione è poco più che superficiale.



Mettere la teglia con i biscotti in freezer 10 minuti, quindi cuocerla in forno preriscaldato a 200 gradi per circa 10 minuti (12 nel mio forno) in pratica finchè i bordi risulteranno ben dorati.
Tirare fuori dal forno e farli raffreddare senza toccarli (da caldi sono fragili)
Preparare la glassa mischiando lo zucchero a velo con poca acqua ed il colorante scelto.
La consistenza non deve essere troppo fluida o colerà dappertutto, meglio lasciarla un po' densa.
Aggiungete non più di un cucchiaino d'acqua alla volta.
Procedere quindi a glassare i biscotti ormai freddi usando un pennellino o in mancanza un conetto di carta forno.
Oppure se avete pazienza e la glassa è abbastanza densa ci si riesce anche con uno stecchino.


Far asciugare la glassa un'oretta a temperatura ambiente.

NOTE:

- i biscotti crudi si possono surgelare. Dopo averli appiattiti e incisi metterli in piano nel freezer, e quando perfettamente duri traferirli in un sacchetto per alimenti.
Si potrà quindi tirar fuori solo quelli che servono, farli scongelare leggermente in frigo e procedere alla cottura.

- i biscotti cotti e glassati si conservano tre o quattro giorni chiusi in una scatola di latta.

- i biscotti appena usciti dal forno sono fragili, prendono la giusta consistenza da freddi.

- volendo farne solo mezza dose aprire l'uovo in una ciotolina, batterlo leggermente per amalgamare tuorlo e albume e pesarlo. Usarne quindi esattamente la metà.

giovedì 9 febbraio 2012

Pollo (che non sembra...) lesso


Guardare, e riguardare.
Tanto l'ho registrato.
In lingua originale, che della traduzione del Gambero Rosso Channel non mi fido ( e un giorno vi racconterò perchè)
Sarà che ho capito male?
O lei che è impazzita.
Lei chi?
Ma l'inglesissima Nigella Lawson, amata in casa arabafelice almeno quanto una delle sue rivali americane, Martha Stewart.
Anzi, lo confesso: Nigella a differenza della super Martha mi è pure parecchio simpatica.
Sempre sorridente, ed un po' ammiccante senza mai da sconfinare nel volgare.
Martha invece sorride pochino, e a fatica: non a caso un amico l'ha ribatezzata Sua Imbalsamatezza non a torto, anche se forse sarebbe meglio prendersela con il suo chirurgo plastico più che con lei ;-)
E poi Nigella parla un inglese che mi incanta, con un quantitativo di aggettivi, sinonimi e contrari da far impallidire un dizionario: se non fosse poco ortodosso lo consiglierei ai miei alunni come aiuto per gli spelling test, con il rischio che il mio americanissimo preside magari mi deferisca alla Corte Marziale per alto tradimento.
Nigella mangia tutto quello che prepara, e assaggia gli impasti crudi dei suoi dolci.
Con le dita, come faccio io.
Ha sempre idee nuove, e spesso un po' furbe nell'accezione del termine che tanto mi piace accostato alla cucina.
Di tanto in tanto sono rimasta perplessa davanti a certe preparazioni, quando dagli ingredienti, quando dal metodo di lavorazione e cottura: ma la curiosità di provare a vedere cosa ne esce è nel novantanove per cento dei casi troppo forte per resisterle.
Poi improvvisamente mi spiazza.
No, non è impazzita: è che pure lei è capace di cucinare un piatto leggero.
Oso dire pure sano.
Ma gustoso e bello da vedere.
Guardo la registrazione due volte, vuoi vedere che da qualche parte mette un mezzo chilo di burro e non me ne sono accorta?
Niente, solo sanissimo pollo, salutari verdure, erbe e spezie, il tutto cotto in naturalissima acqua.
Un piatto della sua infanzia, dice Nigella, di cui dobbiamo ringraziare la madre.
Ah, ecco, ora tutto si spiega: la ricetta non è sua ;-)


Non vi venga in mente un piatto da ospedale perchè siamo lontani anni luce.
Un pollo tenerissimo e succulento, il risultato finale, con un brodino saporito a condirlo insieme al riso da servire in accompagnamento.
Ma non sembra pollo lesso è l'esclamazione di mio marito all'assaggio.
Vi fidate? ;-)





"PRAISED" CHICKEN
di Nigella Lawson

un pollo intero da almeno un kg
250ml circa di vino bianco
2 carote
2 porri
una costa di sedano con tutte le foglie
gambi di prezzemolo 
alloro
pepe rosa
sale 
acqua
poco olio extravergine


Prendere il pollo e premerlo sul petto con le mani in modo da schiacciarlo leggermente.
In una casseruola alta e capiente scaldare poco olio e rosolare brevemente il pollo da entrambe i lati in modo da farlo colorire leggermente.
Sfumarlo con il vino e unire le carote tagliate per il lungo e poi in quarti, i porri a pezzi grossolani, il sedano a fettine con tutte le foglie e gli steli di prezzemolo.



Unire ora tanta acqua fredda quanta ne basta a coprire le verdure ma non completamente il pollo.
Unire all'acqua il sale, una foglia d'alloro e il pepe rosa.


Far raggiungere il bollore quindi abbassare il fuoco e chiudere con il coperchio.
Cuocere circa un'ora e quaranta minuti.
Quando è pronto disossare il pollo e servire la carne condita con il suo brodo ed accompagnata da riso lessato e guarnito con le verdure di cottura ed un po' di brodo anch'esso.

NOTE:

- il pollo può essere cotto in anticipo e lasciato nella pentola. Al momento di servire il tutto andrà solo scaldato.

- fare attenzione al sale nell'acqua, non mettetene troppo poco.

- Nigella usa per servirlo un po' di senape inglese.

- non proprio nelle vostre corde? C'è sempre il pollo (che sembra...) fritto ;-)